30 anni fa il disastro di Chernobyl

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Trenta anni fa, esattamente il 26 aprile 1986, uno dei reattori nucleari della centrale di Chernobyl esplose contaminando pesantemente una vasta area e sprigionando una enorme nube tossica altamente radioattiva che spinta dai venti arrivò in tutta Europa, Italia compresa. Da quel giorno tutti compresero che con l’energia nucleare non si scherza e che un solo attimo di distrazione può essere fatale non solamente per gli esseri umani, ma anche per gli animali e le piante.

Il comportamento sconsiderato di alcuni addetti alla sicurezza della centrale in servizio la notte dell’esplosione fu molto probabilmente la causa del più grande disastro nucleare delle storia europea e mondiale che coinvolse milioni di persone.

Dal giorno del disastro la cittadina di Pripyat si svuotò in seguito all’evacuazione di tutti i suoi abitanti a causa dell’elevatissimo livello di radioattività e diventò una città fantasma in cui il tempo si è fermato al tragico momento dell’esplosione; nella zona il livello di radiazioni è talmente alto che secondo gli esperti di tecnologia nucleare non sarà abitabile per i prossimi 24000 anni.

A distanza di 30 anni non si sa ancora veramente quanti furono i morti dovuti all’enorme fuga di radiazioni dopo l’incidente, ma si sa che moltissimi abitanti della zona più vicina alla centrale morirono sul colpo e tantissime altre persone si ammalarono gravemente. Molti bambini nacquero gravemente deformati e con importanti ritardi di sviluppo ed apprendimento; molti furono anche i casi di aborti spontanei.

Ancora oggi nelle zone più vicine all’area dove avvenne il disastro è altissima l’incidenza di malattie anche molto gravi dovute alla lunga esposizione alle radiazioni e molti sono coloro che continuano a vivere in luoghi altamente contaminati, con gravi rischi per la loro salute.

Oggi i livelli di radioattività rimangono elevati e nelle zone più vicine a quello che resta della centrale è ancora impossibile vivere; la radioattività rimarrà per moltissimi anni molto alta e non si sa esattamente se e quando le zone più colpite ritorneranno abitabili e sicure.

 

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