Quando i jihadisti sono di buona famiglia

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Questi ragazzi che posano sorridenti sono i jihadisti che hanno trasformato la capitale del Bangladesh, Dacca, in un vero inferno di terrore e distruzione; pesantemente armati hanno fatto irruzione in un noto ristorante e hanno seminato il panico prima di accanirsi brutalmente sui commensali del locale. A quell’ora, le 21:00 ora locale, il ristorante era pieno e gli ospiti erano soprattutto stranieri, uomini d’affari e diplomatici, che si conoscevano quasi tutti e lavoravano da tempo in Bangladesh.

Per gli islamisti gli stranieri sono il male assoluto da combattere con ogni mezzo, perché con usi e costumi occidentali corrompono i veri musulmani e li allontanano dalla vera religione; ma anche i musulmani più aperti e tolleranti vengono presi di mira perché considerati traditori del vero Islam e per questo a Dacca hanno perso la vita anche tre giovani di religione islamica colpevoli di vestire troppo all’occidentale e di avere scelto di studiare negli Stati Uniti.

In questo caso i terroristi non erano ragazzi poveri e con problemi, ma giovani ricchi che avevano accesso alle scuole migliori e frequentavano la migliore università del Bangladesh; uno di loro era il figlio di un importante uomo politico al governo. I componenti del commando sono passati dalle feste in piscina e nei migliori locali all’ideologia islamista in poco tempo ed erano tutti scappati di casa. Si pensa che sia stato un professore universitario molto conosciuto in Bangladesh a plagiare i cinque giovani e convertirli alle idee più radicali.

Anche l’idea di jihadista come povero, disoccupato e con gravi problemi è ormai tramontata e questo significa che chiunque può venire in contatto con le idee dell’Islam radicale, anche giovani ricchi con una vita agiata,  e per questo la lotta al terrorismo internazionale deve continuare ancora più intensamente e non possiamo abbassare la guardia.

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