Cosa è successo veramente in Texas

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Domenica mattina ho dato la notizia di una sparatoria in Texas, ad Austin. Ma cosa è successo veramente quella sera? Un uomo armato di tutto punto con armi pesanti ha cominciato a sparare all’impazzata nel quartiere dei locali notturni che in quel momento era molto affollato e il panico ha fatto immediatamente scattare il fuggifuggi generale, con tutti che scappavano e correvano in ogni direzione per mettersi in salvo.

Una donna di 30 anni, che stava anche lei scappando, ha perso la vita raggiunta da uno dei proiettili dell’aggressore, mentre altre cinque persone sono rimaste ferite. Non è chiaro cosa abbia fatto il killer dopo l’arrivo delle forze dell’ordine; sembra che sia scappato e che sia stato rintracciato poco dopo dagli agenti con cui avrebbe anche ingaggiato un lungo scontro a fuoco.

Il movente di quella che poteva trasformarsi in una vera e propria carneficina è ancora ignoto, intanto i fatti di Austin hanno riacceso il dibattito sulle armi facili negli Stati Uniti. Da molto tempo si discute su quanto sia facile negli Stati Uniti comprare un’arma da fuoco, anche di grosso  calibro, e portarla nei luoghi pubblici più affollati. Il Presidente Obama vorrebbe che il Congresso approvasse una nuova normativa che rendesse molto più difficile comprare e detenere armi da fuoco; i repubblicani e la potentissima National Rifle Association si oppongono e invocano il secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti che garantisce a tutti il diritto all’autodifesa.

Oggi intanto il governatore del Texas ha dato il via libera alle armi, sia armi da fuoco che coltelli, anche all’interno dei campus universitari: una misura per garantire agli studenti di potersi difendere in caso di aggressione armata anche all’interno delle Università e già sta infuriando la polemica tra chi è favorevole alle armi sempre e comunque e che invece vorrebbe severe limitazioni.

 

 

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