Unione Europea sempre più divisa

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Il referendum con il quale i cittadini olandesi hanno detto un chiaro e secco no all’accordo di associazione commerciale tra Unione Europea e Ucraina ha dimostrato una volta di più che i 28 Paesi membri dell’Unione non sono mai stati così divisi. Da molto tempo ormai, all’interno di quella che doveva essere una Europa finalmente unita sotto alti ideali comuni dopo la seconda guerra mondiale, si respira un’aria di tensione e frammentazione in cui le istituzioni comunitarie sono incapaci di risolvere i grandi problemi del mondo contemporaneo, che spaziano dall’emergenza immigrazione al pericolo del terrorismo internazionale.

Il fatto che di fronte alla crescente marea umana di rifugiati che bussano alle porte del continente europeo e si accalcano alle frontiere con la vana speranza di un futuro migliore gli Stati membri dell’Unione Europea stiano procedendo in ordine sparso e caotico per trovare una soluzione al problema dell’accoglienza e molti  abbiano deciso di costruire muri e barriere per impedire l’accesso dei migranti sul loro territorio, la dice lunga su quante e quanto profonde siano le divergenze all’interno dell’Unione. Solo ieri anche l’Austria ha minacciato di chiudere la frontiera del Brennero se non cesserà o almeno verrà limitato il flusso di migranti.

La nascita di tanti nuovi partiti chiaramente euroscettici e la loro crescente influenza sull’opinione pubblica deriva proprio dal fatto che le istituzioni comunitarie non si stanno dimostrando in grado di reagire prontamente e nel modo più giusto alle nuove sfide che ci attendono in questo XXI secolo.

Tra crescenti spinte all’abbandono dell’Unione dall’interno e pericoli sempre più grandi e pressanti che vengono dall’esterno, forse l’esito del referendum olandese e l’esito del referendum sulla Brexit che si terrà a giugno potranno decretare la fine dell’Europa unita così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi.

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