Nessun pediatra per i bimbi di Aleppo

On 25 December 2015 in Aleppo in the Syrian Arab Republic, (left) Esraa, 4, and (right) her brother Waleed, 3, sit on the ground near a shelter for internally displaced persons.

Ad Aleppo, nonostante il cessate il fuoco firmato il 27 febbraio, continuano gli scontri e in un raid compiuto insieme dall’Aviazione siriana e da quella russa è stato colpito un ospedale gestito dall’organizzazione umanitaria “Medici senza frontiere”. All’interno dell’ospedale si trovavano molti piccoli siriani in attesa di essere visitati da un medico con i loro genitori, la struttura sanitaria era l’ultima rimasta davvero in funzione nella città siriana un tempo molto nota per il suo sapone.

I morti accertati fino ad ora sono 30 e molti probabilmente tra loro c’è anche l’ultimo pediatra ancora in servizio nella zona, un ottimo medico che non aveva voluto abbandonare i suoi piccoli pazienti neanche nei momenti più bui della guerra, perché sapeva che i bambini sono il futuro della Siria e non voleva lasciarli soli ad affrontare tutti gli orrori e le sofferenze delle sanguinose battaglie contro il sedicente Stato islamico.

Da oggi per i bimbi di Aleppo e per le loro famiglie, che già si trovano a combattere con la paura del terrorismo e con la mancanza di ogni genere di prima necessità, si aggiunge un nuovo problema: senza un pediatra tutti i bambini della città siriana hanno perso anche il diritto a cure adatte alla loro età, senza contare che è anche venuto meno un punto di riferimento, qualcuno con cui sfogarsi e confidare le proprie paure di fronte ad una guerra troppo grande e difficile da capire per i più piccoli e indifesi.

L’infanzia di tutti questi bambini è stata ormai completamente distrutta dai combattimenti che ancora infuriano in città; molti sono rimasti mutilati, tanti hanno perso i loro genitori e gli affetti più cari, tutti sono e saranno per sempre traumatizzati a causa delle violenze che sono costretti a subire ogni giorno.

Tutta la comunità internazionale ha condannato il raid e intanto continuano i colloqui di pace ad alto livello: si spera di vedere presto un sorriso sulle bocche di questi bambini.

 

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