Gli ospedali nel mirino

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Sembra che negli ultimi tempi in Siria gli ospedali siano nel mirino sia dei terroristi, sia di chi dovrebbe combatterli; il caso più emblematico è quello dell’ospedale di Aleppo in cui a perdere la vita sotto le macerie è stato l’ultimo pediatra rimasto in città.

Tutti sanno che colpire un ospedale volontariamente è considerato un grave crimine di guerra, e come tale viene sanzionato dai tribunali internazionali, perché anche la guerra ha le sue regole e la prima e più importante è proprio quella che vieta di colpire qualsiasi struttura sanitaria.

Un chirurgo che lavorava in un ospedale di Aleppo colpito e poi definitivamente distrutto da ribelli islamisti si è rifugiato in un luogo segreto in Turchia per potere continuare a fare il suo lavoro e ha ricordato cosa è successo quel terribile giorno: “Era il febbraio del 2014 quando hanno bombardato l’ospedale per la prima volta con un razzo lanciato da un aereo contro il fianco della struttura. Il regime ha bombardato di nuovo l’ospedale almeno sei volte tra giugno e agosto con barrel bombs. Le ultime due volte hanno colpito l’ospedale e ne hanno distrutte alcune parti, rendendolo completamente inutilizzabile. Per potere continuare a lavorare ci siamo dovuti rifugiare sottoterra”.

Il simbolo della Croce Rossa che fino a poco tempo fa indicava un luogo sicuro in cui si poteva protezione dagli orrori della guerra, è ormai diventato un simbolo di un bersaglio mortale, di un nemico da colpire e distruggere senza alcuna pietà.  L’organizzazione umanitaria Medici senza frontiere ha denunciato che tra il 2015 e il 2016 sono stati bombardati più di 80 tra cliniche e ospedali e ciò ha provocato molte vittime civili sia tra i pazienti, sia tra il personale sanitario e amministrativo.

Le comunità locali hanno paura a farsi curare perché temono nuovi attacchi e questo non fa che peggiorare ancora di più la situazione sanitaria già drammatica nelle zone di conflitto.

 

 

 

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