Il terrorismo del Caucaso e l’attentato di Istanbul

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I terroristi che nella serata di martedì hanno insanguinato l’aeroporto di Istanbul provenivano dal Caucaso e dalle Repubbliche ex sovietiche: i loro passaporti sono stati trovati e si è chiarito che provenivano dall’Uzbekistan, dal Kirghizistan e dalla Repubblica russa del Daghestan.

Il Caucaso è da sempre una regione molto instabile in cui la propaganda del sedicente Stato islamico ha facile presa, soprattutto sulle fasce più giovani della popolazione; sono tanti i terroristi di origine caucasica ed ex sovietica che si sono uniti al Califfato in Siria e in Iraq. I tanti problemi di instabilità politica e una economia molto fragile, oltre che la grande popolarità di movimenti indipendentisti in regioni come quella del Daghestan, hanno di certo avuto un ruolo fondamentale per l’adesione di tanti ai movimenti islamisti radicali.

Basta pensare che tanti miliziani che ora combattono tra le fila del Califfato nelle zone calde del pianeta provengono da zone come la Cecenia, in cui da sempre è presente una grande volontà di totale indipendenza da Mosca e in cui in passato ci sono già stati molti attentati contro le rappresentanze del governo centrale russo. Tutto questo, unito al fatto che la popolazione è a maggioranza di religione islamica con simpatie per le idee più radicali, ha fatto sì che tanti giovani siano stati facilmente convinti dalla propaganda ad unirsi ai combattenti islamisti.

Stati come il Kirghizistan e l’Uzbekistan e tutte le altre Repubbliche ex sovietiche hanno avuto molti problemi di riassetto economico e territoriale dopo il distacco dall’URSS e ancora oggi la loro economia è molto legata a quella russa, tanto che in campo commerciale questi Paesi dipendono da Mosca in molti settori.

Per avere un’idea di quanto sia diffuso il radicalismo islamico basta pensare che il 13 maggio 2oo5, violente dimostrazioni di protesta si registrarono nella città di Andijan, in Uzbekistan,  proprio a causa di una vasta operazione antiterrorismo in cui vennero arrestate 23 persone con l’accusa di essere fiancheggiatori degli islamisti e di progettare attentati. I militari uzbechi si trovarono di fronte ad una folla che manifestava contro gli arresti e per sedare la rivolta esplosero alcuni colpi d’arma da fuoco che fecero 9 vittime. I dimostranti per ritorsione presero in ostaggio 30 persone, mentre nella capitale Taskent un sospetto attentatore suicida venne eliminato davanti all’ambasciata di Israele.

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