Funzionerà l’accordo Italia-Libia sui migranti?

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Ieri è stato firmato l’accordo tra Italia e Libia, rappresentata dal governo di Al Serraj unico riconosciuto dalla comunità internazionale, per limitare e portare piano piano alla fine il traffico di migranti che passando attraverso il martoriato Paese nordafricano raggiungono le coste italiane per poi tentare di ricongiungersi con parenti e amici nel nord Europa.

Questo nuovo accordo prevede maggiori aiuti alla Libia da parte dell’Unione Europea per quanto riguarda la salvaguardia dei confini e il pattugliamento delle acque territoriali; verranno creati in Africa spazi per il controllo di coloro che hanno intenzione di partire al fine di evitare infiltrazioni terroristiche e inoltre verranno pensate strategie per dare un‘occupazione e nuove possibilità di crescita personale ai giovani africani in modo che non abbiano più bisogno di spostarsi per cercare un futuro migliore. In cambio la Libia dovrà impegnarsi al massimo per respingere i migranti economici e i potenziali terroristi e dovrà accettare un serio piano di rimpatrio per coloro che vengono espulsi dalle autorità europee.

Di per sé il nuovo accordo ha ottime probabilità di funzionare e ridurre davvero il numero di migranti che ogni giorno sbarcano sulle nostre coste nella vana speranza di trovare una vita migliore, ma nella realtà dei fatti sembra molto difficile che si possa instaurare una reale collaborazione con un Paese come la Libia, lacerato da lotte interne e diviso in fazioni sempre in guerra tra loro e non bisogna dimenticare che esistono almeno tre governi che rivendicano il potere impedendo al legittimo esecutivo di Al Serraj di controllare davvero tutto il territorio.

In particolare il Generale Haftar non ha intenzione di arrendersi a lasciare che sia Al Serraj a governare: negli ultimi tempi si sono registrati parecchi scontri tra gli uomini di Haftar e quelli di Al Serraj e lo stesso Primo Ministro è stato fatto oggetto di minacce e tentativi di attentato che hanno alzato la tensione alla stelle e hanno reso la Libia una polveriera pronta ad esplodere.

 

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