La lezione che ci viene da Londra

L’attentato di mercoledì pomeriggio a Londra ha riportato al centro dell’agenda politica delle maggiori cancellerie europee il tema della sicurezza nelle città e di come fermare i foreign fighters che si addestrano nelle zone di guerra di guerra nei campi del sedicente Stato islamico e poi compiono attentati in Europa. L’attentatore di Londra ha usato la sua macchina, un pesante suv, come ariete per falciare i pedoni che passeggiavano sul ponte di Westminster e poi i coltelli con i quali ha tolto la vita al poliziotto di guardia al palazzo del Parlamento britannico.

Il capo dell’organizzazione terroristica che si fa chiamare Stato islamico pochi mesi fa aveva incitato i suoi seguaci ad usare tutte le armi possibili contro gli occidentali, accusati di essere d’ostacolo alla vera fede islamica, e auto e coltelli sono davvero alla portata di tutti. A Nizza, a Berlino e poi a Londra camion e macchine sono stati i veri protagonisti delle stragi e questo dimostra che, nonostante le sconfitte militari in Siria e Iraq, i miliziani in nero del sedicente Califfato sono ancora pronti a colpire quando e dove meno ce lo aspettiamo.

Anche in questo caso l’assalitore era già conosciuto alle forze di sicurezza per le sue simpatie radicali islamiste ed era un cittadino britannico, che aveva sempre vissuto tra Londra e Birmingham senza mai riuscire ad integrarsi sul serio nella società britannica. Durante le perquisizioni effettate dopo l’attacco si è scoperto che nella città di Birmingham si nasconde una realtà parallela fatta di moschee e centri culturali islamici abusivi in cui predicatori improvvisati incitano all’odio e alla violenza e molto spesso convincono i fedeli a partire per le zone di guerra di Siria e Iraq.

Come nel caso dei quartieri ghetto di Bruxelles e delle banlieu francesi, anche nelle città del Regno Unito si nascondono zone d’ombra in cui l’integrazione non esiste e in cui i giovani lasciati a loro stessi non conoscono altro che la violenza; è su questi quartieri che bisogna agire per sradicare il fenomeno della radicalizzazione. Maggiori controlli su coloro che abitano in queste zone e sui loro contatti e spostamenti, e soprattutto la chiusura di ogni moschea e centro culturale abusivo e l’immediata espulsione di chi predica violenza potrebbero essere alcune soluzioni adottabili facilmente per tenere sotto controllo il fenomeno islamista.

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