Se la jihad passa dal Belgio

Ieri sera il terrore è tornato a colpire Parigi quando un giovane ha aperto il fuoco su alcuni poliziotti di turno a guardia degli Champs Elysees, in mezzo alla folla e proprio alla viglia delle elezioni presidenziali che si terranno domenica.

Un poliziotto ha perso la vita nella sparatoria, mentre altri due sono gravemente feriti, ma sono riusciti comunque ad eliminare l’attentatore evitando così il ripetersi di una strage come quelle che hanno insanguinato la stessa Parigi il 7 gennai e il 13 novembre 2015 e Nizza il 14 luglio dell’anno scorso. Il Presidente Hollande ha definito gli agenti eroi quando poco dopo il fatto ha parlato alla nazione a reti unificate per spiegare cosa fosse successo ed ha annunciato il prolungato lo stato d’emergenza.

Anche in questo caso i responsabili dell’attacco erano giovani belgi, di cui stamattina si è presentato spontaneamente alle autorità ad Anversa, figli di immigrati che risiedevano in quegli immensi quartieri periferici di Bruxelles e di Parigi in cui la radicalizzazione è molto alta. Dopo l’attacco del 13 novembre 2015 a Parigi e del 22 marzo 2016 a Bruxelles il problema di come gestire le banlieu ed evitare che si trasformino in covi di terrorismo e radicalizzazione si è posto con forza e sono state effettuate parecchie perquisizioni seguite da altrettanti arresti.

Il Belgio, in particolare, con i suoi quartieri ghetto all’estrema periferia di Bruxelles si è trasformato in un ritrovo di jihadisti e foreign fighters di passaggio in cui in moschee abusive viene predicato l’odio contro l’Occidente e i giovani vengono spinti ad andare nelle zone di guerra di Iraq e Siria per unirsi al sedicente Stato islamico. Tutti gli attentatori che hanno colpito le città europee sono partiti o hanno avuto contatti con jihadisti belgi che li hanno indottrinati al martirio in nome di una visione sbagliata e distorta dell’Islam.

La politica di accoglienza del Belgio non ha funzionato perché invece di integrarsi gli immigrati si sono sentiti esclusi e rifiutati dalla società  e questo deve fare riflettere molto attentamente coloro che programmano le politiche migratorie a livello statale ed europeo.

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