Global Women’s Forum 2016

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Due giorni fitti di incontri, questo è stato il Global Women’s Forum di Dubai, la prima vera occasione in cui si è parlato del ruolo della donna nella società in un Paese del Medio Oriente.

I temi toccati sono stati tantissimi e tutte le conferenze e gli incontri erano sempre affollatissimi di donne giovani e meno giovani, segno che anche in Medio Oriente le donne stanno cambiando e non accettano più di fare solo le mogli e le madri, ma vogliono emanciparsi e costruire da sole il loro futuro. In molti, troppi Paesi le donne sono ancora pesantemente discriminate e vengono loro negati anche i più basilari diritti umani; troppo numerosi sono ancora anche i casi di matrimoni combinati e di mutilazioni  genitali.

Lo scopo del Global Women’s Forum è sensibilizzare il grande pubblico su tutto il lavoro che c’è ancora da fare per garantire alle donne parità di diritti e creare un network tutto al femminile di donne che si aiutano a vicenda a superare gli ostacoli che incontrano nella vita. Ieri, ultima giornata, si è parlato  della difficoltà di essere madri in contesti svantaggiati, di educazione e innovazione, dando molto risalto a tutte quelle donne che occupano un posto di rilievo nella ricerca scientifica e tecnologica.

I progetti per la sostenibilità energetica hanno avuto un ruolo di primo piano durante tutti i due giorni del forum e in modo particolare sono stati apprezzati alcuni studi che riguardavano il connubio tra sport e produzione di energia.

Gli invitati sono stati più di 2000 e tra loro c’erano tutte le donne forti che si stanno adoperando per dare un futuro migliore al nostro pianeta, come la Regina Rania di Giordania e Christine Lagarde, capo del Fondo Monetario Internazionale.

Le donne del Medio Oriente sono pienamente consapevoli che la regione del mondo in cui vivono è in un momento di forte difficoltà a causa del terrorismo e della guerra, ma non vogliono arrendersi e lottano come non mai per fare tacere finalmente le armi e restituire bellezza e dignità ai loro martoriati territori. Alcune dicono orgogliose: “Forse non potremo fermare la guerra, ma potremo arginarla con buone politiche economiche che cancellino le disuguaglianze. Noi ci sentiamo portatrici di pace e vogliamo affermare noi stesse attraverso l’innovazione e le competenze scientifiche”.

 

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