82 sono libere… e le altre?

Pochi giorni fa è arrivata la notizia che 82 delle studentesse rapite dall’organizzazione terroristica Boko Haram mentre si trovavano  nella loro scuola sono finalmente state liberate e hanno potuto riabbracciare genitori, parenti e amici.

Le ragazze, dopo essere state rapite, erano state nascoste nel profondo della giungla in un covo dei terroristi e lì erano state usate come schiave sessuali e cuoche dai miliziani jihadisti, senza nessun diritto e con l’obbligo di stare sempre zitte e di non ribellarsi, pena atroci torture. Le giovani erano state costrette a convertirsi alla religione islamica e d indossare il velo integrale; poco dopo il rapimento era stata diffusa una loro foto mentre recitavano i versetti del Corano a memoria e alle loro spalle di vedevano i terroristi che le tenevano sotto tiro con le armi pesanti.

Tutte sono state costrette a subire violenze e abusi terribili dai loro carcerieri, a alcune di loro hanno anche avuto figli dai loro aguzzini, bambini molto piccoli che non sanno di essere nati da una violenza e che per le loro madri rappresenteranno sempre il ricordo di una delle più terribili esperienze che una donna possa vivere.

Le famiglie delle ragazze liberate sono corso incontro alle figlie ed hanno festeggiato con loro; ora per le giovani donne è in programma un lento ritorno a quella vita normale che per tanto, troppo tempo, è state loro negata anche se le ferite psicologiche non si cicatrizzeranno mai.

Ci sono altre famiglie che però ancora piangono e si interrogano su cosa né è stato delle loro figlie: sono le famiglie delle studentesse ancora prigioniere che hanno atteso invano l’arrivo delle loro ragazze e adesso chiedono che siano anch’esse liberate con tutta la forza della disperazione.

Non bisogna smettere di gridare “Bring back our girls” perché anche le altre studentesse possano presto tornare dai loro genitori. dai loro amici e dai loro parenti che le aspettano e contemporaneamente bisogna lottare pe sradicare la piaga dell’estremismo islamico che nega alle donne anche i più basilari diritti in nome di una visione distorta dell’Islam.

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